25-01-2012
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In occasione della 46° giornata mondiale per le comunicazioni sociali che sarà il 20 maggio 2012, Benedetto XVI nel giorno di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ha consegnato a noi tutti il messaggio seguente che riportiamo nella versione integrale.
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Cari fratelli e sorelle,
all’avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del
processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur
essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario
richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti
della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per
ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone.
Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si
deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al
contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano
reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.
Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso
non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e
conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero,
comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che
ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette
all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non
rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre
parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e
diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad
esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra
coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come
segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le
preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di
espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una
comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e
quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei
legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio
diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è
inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la
relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati
tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si
possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad
un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un
ambiente propizio, quasi una sorta di "ecosistema" che sappia
equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.
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