31-01-2012
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Nel giorno in cui la Chiesa festeggia
San Giovanni Bosco, la liturgia delle ore ci propone il brano seguente
tratto dalle dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco (Epistolario, Torino,
1959, 4, 202. 294-205. 209). E’ motivo di seria meditazione per tutti
coloro che a qualsiasi titolo vivono accanto a giovani e ragazzi…
Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore
Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e
obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai
che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre
tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero
sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete
veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il
cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e
senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per
compiere un dovere.
Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto
persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che
pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è
più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare
quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con
benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo
verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che
sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno
docili e corrispondenti al suo zelo.
Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è
necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la
propria autorità, o sfogare la propria passione.
Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare
qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne
ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver
l`aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con
maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli
nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare
i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni
lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di
ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad
essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29).
Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando
dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che
sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo
negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il
momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e
farete una vera correzione.
In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un
atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una
parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non
arrecano vantaggio a chi le merita.
Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il
padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne
insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del
santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di
tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di
colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in
tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.
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