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Molti sono i motivi che mi hanno convinto a pubblicare un copia incolla su questo argomento. Prima di tutto il contatto con i ragazzi al campo scuola di quest'anno; il tema era incentrato sull'utilizzo del tempo e alla fine nei gruppi di riflessione, più volte si è toccato ed anche approfondito il discorso relativo alla affettività. Noi catechisti abbiamo avuto l'ennesima conferma di come oggi a parlare di affettività in modo onesto e chiaro sono proprio in pochi e di questi pochi ancora meno sono i genitori. Il risultato... è di frontete ai nostri occhi: anticoncezionali distribuiti nelle scuole, finction che propongono la "famiglia allargata" come modello... oppure presentano i rapporti sessuali come normalità comportamentale... sta di fatto che forse questo impportantissimo aspetto della crescita dei ragazzi debba necessariamente trovare la giusta collocazione nella catechesi.
Alcuni brani del testo seguente sono di Renata Maderna ed Orsola Vetri tratti da Famiglia Cristana n 37 del 13 settembre 2009 e adesso parliamo di sesso. Le quali spero abbiano piacere che gli stralci possano servire da stimolo.
Il recente lavoro svolto dall’Istituto Coesis ( commissionato da famiglia Cristiana) , conferma che mamme e papà dei ragazzi tra gli 8 e i 15 anni sentono la necessità di affrontare i temi dei sentimenti e della sessualità, anche se non nascondono l’imbarazzo e la difficoltà di farlo. I due terzi degli intervistati ha affrontato almeno una volta questo tema. Un genitore su cinque, tuttavia, ha dichiarato di essersi sentito "abbastanza imbarazzato", mentre quelli che non l’hanno ancora fatto si ripromettono di farlo in futuro. Che l’argomento sia ben presente è confermato anche dal fatto che 7 su 10 raccontano di aver parlato tra di loro di come sia giusto affrontarlo con i figli.
Il quadro positivo viene confermato dalle risposte che gli intervistati hanno dato alla domanda «Secondo lei con chi suo figlio si confida maggiormente riguardo alle questioni affettive e sessuali?» Il 56% ha indicato i "genitori", un dato superiore a gli "amici" (46%) e a "fratelli e sorelle" (15%) con cui si immaginerebbe la confidenza più prevedibile. Seguono a grande distanza gli "insegnanti" con il 3%, gli "educatori" con il 2% e i "sacerdoti-catechisti" con l’1%.
In questo senso potrebbe preoccupare una lettura complementare dei risultati del sondaggio che i ricercatori Coesis invitano a fare quando sottolineano che «esiste comunque una nicchia per così dire di "renitenti all’educazione sessuale dei figli", perché un genitore su dieci si mostra refrattario al tema» e che in una famiglia su quattro i coniugi non parlano tra loro su come affrontare la questione.
I nonni da una parte, ma anche molti educatori potrebbero dichiarare qualche preoccupazione anche sul fatto che non sia più considerato necessario che certi discorsi vengano fatti tra madre e figlie da una parte e padri e figli dall’altra.
La netta maggioranza del campione (71%) sostiene infatti che non debba essere il genitore dello stesso sesso del figlio a dover affrontare le questioni legate all’affettività e alla sessualità. Mentre sull’opportunità che la questione affettiva e sessuale vada affrontata in modo diverso a seconda del sesso del figlio, il campione si spacca a metà: il 45% sostiene di sì, il 55% di no.
Leggendo attentamente fra le pieghe dei dati del sondaggio si colgono degli spunti decisamente interessanti. Ne emerge, infatti, il ritratto di una popolazione di genitori con figli tra gli 8 e i 15 anni che sta cercando di sviluppare un modello di educazione affettiva e sessuale più evoluto e moderno rispetto a quello praticato dalle generazioni precedenti, ma tutt’altro che coincidente con una visione libertaria o edonistica dell’argomento.
Laici o credenti che siano, i genitori in questione si rendono conto che l’argomento è importante, delicato, soggetto al rischio di influenze negative da parte di una società i cui modelli di trasmissione dei valori sono percepiti, in materia, come troppo espliciti e superficiali.
Meno del 10% dei genitori interpellati valuta favorevolmente il modo in cui si parla di affetti e di sessualità nei sistemi di rappresentazione collettiva (cultura, costume, media, politica). Anche in questo ambito c’è un crescente bisogno di ritornare ai "fondamentali", a contenuti e valori che, sia da una prospettiva laica che da una cristiana, ridiano centralità e valore autentico alla persona. Purtroppo però, in questa loro ricerca di un nuovo "senso delle cose" (equidistante tanto dall’edonismo iperlibertario quanto dal conservatorismo bigotto), i genitori italiani si sentono abbastanza soli.
I temi della contraccezione, della masturbazione, dell’omosessualità, dei rapporti prematrimoniali, del rischio di malattie a trasmissione sessuale, dei possibili traumi psicologici associati ai rapporti sessuali, sono complessi ed estremamente delicati. I genitori fanno quello che possono, ma si rendono conto che non basta un’informazione "tecnica". Bisogna dare un’anima a questa informazione, darle appunto un senso innanzitutto umano e sociale, e possibilmente anche esistenziale e spirituale.
Il sondaggio Coesis ha tenuto conto anche delle convinzioni religiose degli intervistati, rilevando le differenze di risposta tra fedeli praticanti con diverse frequenze alla Messa. Tra tutti emerge una diffusa richiesta di aiuto e di sostegno riguardo al compito educativo. Spiega il direttore della Coesis Alessandro Amadori: «La Chiesa viene percepita come "sfasata" rispetto alla domanda di senso per la sessualità e l’affettività che i genitori segnalano: non già perché le manchino i valori, ma perché sembra non avere ancora pienamente compreso che nel vuoto di senso che pare caratterizzare l’epoca contemporanea, c’è concreto spazio per nuove forme di offerta formativa».
Quando si è chiesto ai genitori chi dovrebbe affrontare principalmente l’educazione affettiva, l’11% dei genitori ha indicato le parrocchie: «Da questo si evince che la necessità che la Chiesa faccia di più per stare vicino alle famiglie nel non facile compito di favorire una serena maturazione affettiva e sessuale dei bambini e dei ragazzi di oggi , immersi in un sistema di comunicazione dove dominano segni e messaggi frettolosi, superficiali, fuorvianti.
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