Il
presepio, la rappresentazione scenica della nascita di Gesù non è solo
la ripetizione di un gesto tradizionale, ma “una scuola di vita, dove
possiamo imparare il segreto della vera gioia”, che "non consiste
nell'avere tante cose": Benedetto XVI si è rivolto così alle migliaia e
pellegrini in piazza san Pietro per l’Angelus della terza domenica di
Avvento. Fra i fedeli vi sono almeno 2 mila bambini venuti per far
benedire dal papa la statuetta del Bambino Gesù che la notte di Natale
porranno nel presepio.
Il pontefice si è rivolto a loro in modo diretto: “Vedo qui in
piazza San Pietro tanti bambini e ragazzi, insieme con i genitori, gli
insegnanti e i catechisti. Carissimi, vi saluto tutti con grande
affetto e vi ringrazio di essere venuti. È per me motivo di gioia
sapere che nelle vostre famiglie si conserva l’usanza di fare il
presepe. Però non basta ripetere un gesto tradizionale, per quanto
importante. Bisogna cercare di vivere nella realtà di tutti i giorni
quello che il presepe rappresenta, cioè l’amore di Cristo, la sua
umiltà, la sua povertà. È ciò che fece san Francesco a Greccio:
rappresentò dal vivo la scena della Natività, per poterla contemplare e
adorare, ma soprattutto per saper meglio mettere in pratica il
messaggio del Figlio di Dio, che per amore nostro si è spogliato di
tutto e si è fatto piccolo bambino.
Da diversi anni il Italia il presepio è al centro di tante
polemiche, in modo simile all’esposizione del crocefisso. In passato
esso veniva allestito anche in luoghi pubblici: scuole, stazioni,
negozi. Ma diverse personalità laiciste affermano che fare il presepio
è un attentato alla libertà religiosa degli altri e per questo,
soprattutto nelle scuole, si preferisce non farlo più.
Il papa non scende su questa polemica, ma sottolinea il valore di
questa semplice tradizione: “Il presepio è una scuola di vita, dove
possiamo imparare il segreto della vera gioia. Questa non consiste
nell’avere tante cose, ma nel sentirsi amati dal Signore, nel farsi
dono per gli altri e nel volersi bene. Guardiamo il presepe: la Madonna
e san Giuseppe non sembrano una famiglia molto fortunata; hanno avuto
il loro primo figlio in mezzo a grandi disagi; eppure sono pieni di
intima gioia, perché si amano, si aiutano, e soprattutto sono certi che
nella loro storia è all’opera Dio, il Quale si è fatto presente nel
piccolo Gesù. E i pastori? Che motivo avrebbero di rallegrarsi? Quel
Neonato non cambierà certo la loro condizione di povertà e di
emarginazione. Ma la fede li aiuta a riconoscere nel ‘bambino avvolto
in fasce, adagiato in una mangiatoia’, il ‘segno’ del compiersi delle
promesse di Dio per tutti gli uomini ‘che egli ama’ (Lc 2,12.14), anche per loro!”.
“Ecco, cari amici – ha concluso Benedetto XVI - in che
cosa consiste la vera gioia: è il sentire che la nostra esistenza
personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande,
il mistero dell’amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di
cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che
riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde.
Questo Dio si è manifestato in Gesù, nato dalla Vergine Maria. Perciò
quel Bambinello, che mettiamo nella capanna o nella grotta, è il centro
di tutto, è il cuore del mondo. Preghiamo perché ogni uomo, come la
Vergine Maria, possa accogliere quale centro della propria vita il Dio
che si è fatto Bambino, fonte della vera gioia”.