Quaresima tempo propizio per passare la fede ai figli
23-02-2009
I genitori sono chiamati a dare ai figli molto più di
nozioni astratte del tipo “Dio esiste !” “Gesù è il Figlio di Dio !”. Neppure è
sufficiente insegnare ragionamenti (Guarda il creato e concludi che Dio esiste;
ti racconto i miracoli di Gesù, così capisci che è il figlio di Dio). I
genitori che camminano nella fede della Chiesa passano ai figli l’esperienza
che essi hanno del Dio vivente e del Signore risorto. Ciò che ha il potere di
entrare nel cuore degli altri, anche dei piccoli, è la storia che il Signore
stesso sta fecendo nella vita dei genitori, e perciò di tutta la famiglia. E’
questo il comando dello Schemà:
“Ascolta, Israele!
Il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno solo!
Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore,
con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do
Ti stiano fissi nel cuore;
li ripeterai ai tuoi figli,
ne parlerai quando sarai seduto in casa tua,
quando camminerai per via,
quando ti coricherai e ti alzerai”. (Deut 6,4-7)
Perchi ha fatto
esperienza di Dio nella propria vita, lo ha incontrato, i precetti non sono
leggi bensì esperienza di vita nuova ! Il cristianesimo quindi non è l’adesione
a delle norme ma l’incontro personale con il Cristo.
Il tempo della quaresima è un tempo propizio per aiutare i
genitori a percorrere con i loro figli questo itinerario sino alla Pasqua; il
racconto dell’Esodo che è la sistesi di tutta la storia della salvezza ci offre
il modello primordiale per raccontare la fede. Nel racconto dell’Esodo, Dio si
rivela, Lui prende l’iniziativa, elegge, manda, libera, salva, si mostra
paziente, apre cammini nella morte, guida e protegge.
I catechisti possono aiutare i genitori a trovare nell’Esodo
la trama per raccontare i prodigi che Dio ha operato nella loro vita così che i
figli potranno conoscere chi è il “Dio di mio padre”.
L'elevato numero di contatti giornalieri a catechista.it, ci ha fatto riflettere che forse è giunto il momento di lanciare questa iniziativa di social network tra catechisti, animatori della pastorale, educatori ACR. Anche la nostra presenza su facebook ci ha fatto riflettere e alla fine ci siamo buttati.
Nasce CATECHISTA 2.0 un social network che si pone come strumento per stimolare tra i catechisti la voglia di condividere le proprie esperienze, oltre che dare la possibilità a ciscuno di creare piccoli gruppi a seconda dei vari interessi, con i propri ragazzi per insegnar loro la presenza sui sn, costruire blogs, condividere foto.
Auspichiamo di vedere una partecipazione dinamica e siamo disponibili a fornire le indicazioni tecniche che via via si renderanno necessarie per utilizzare appieno lo strumento sn.
Vi propongo un brano tratto da "O catechista mio catechista" di don Tonino Lasconi a pg 104 per uno stimolo a riflettere e per suscitare la discussione in base alle esperienze che viviamo ciascuno nelle parrocchie. Commenta questo articolo
Il catechista è un maestro, dicono i documenti, i convegni e gli esperti di catechesi. E il catechista non fa fatica a crederlo. Oh, in fondo il suo libro da spiegare ce l’ha, qualche volta ha anche il registro per l’appello e le assenze; può assegnare compiti e interrogare.
Allora, tutto a posto ? Niente affatto ! La facilità del catechista a ritenersi maestro può creare guai. Così come può creare guai l’accostare l’incontro del catechismo ad una lezione scolastica [mia nota]
Egli infatti non può considerarsi un maestro paragonandosi con quelli della scuola, ma confrontandosi con le parole di Gesù: “E non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo (Mt 23,10). Questa parola, purtroppo una di quelle che i cristiani non prendono troppo sul serio (quanti nella Chiesa si ritengono maestri a pieno titolo, senza alcuna difficoltà e senza alcun pudore ?) ricorda al catechista che egli è si un maestro, ma soltanto quando e se, umilmente e coraggiosamente, cerca di essere un segno dell’unico Maestro.