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I catechisti vogliono essere anche felici
 
01-10-2008

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I catechisti sono generosi, zelanti, capaci di trovare il tempo fra le pieghe di mille occupazioni e di sacrificarsi per il bene delle persone loro affidate. Però i catechisti hanno anche il diritto di essere felici. Felici per il risultato del loro lavoro. Infatti se è vero che nella vigna del Signore non bisogna lavorare per il risultato, è altrettanto vero che si lavora di più e meglio quando ci si accorge che la propria fatica non è inutile. san Paolo, libero com'era da incrostazioni moralistiche e falsamente ascetiche, manifestava apertamente la sua sofferenza quando le comunità cristiane non producevano i frutti sperati. E gioiva senza falsi pudori quando esse rispondevano con generosità alle fatiche del suo apostolato. Quale è il risultato che i catechisti possono e devono attendersi dalla loro fatica ? Che le persone ad essi affidate scoprano la bellezza e la forza della fede in Gesù, vissuta nella comunità della Chiesa. Che i destinatari della loro opera accolgano con simpatia e gioia l'annuncio del Vangelo e decidano liberamente di mettere Gesù a fondamento della propria vita. Per ottenere questi risultati è necessario abbandonare una concezione bassa, semplicistica e sorpassata della catechesi. E' necessario convertirsi da distributori di devote nozioni a seminatori di Vangelo ed educatori alla fede.

Tratto per la riflessione da "O catechista mio catechista" di don Tonino Lasconi p 7 del quale presto pensiamo di renderne disponibile la audiolettura. 

 

 

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Le doti del catechista - Tratto da Catechetica in briciole di Albino Luciani
 
09-09-2008

papaluciani.jpgDipende soprattutto dal catechista che la sua missione riesca o no. S. Filippo Neri e S. Giovanni Bosco catechizzavano i ragazzi in qualche angolo di sacrestia, perfino in istrada, senza lusso di ambienti, senza mezzi, eppure incantavano come maghi e trasformavano. Avevano quel che occorre più di tutto: le belle doti, che si possono dividere così: Doti religiose che fanno il cristiano; Doti morali che fanno l'uomo; Doti professionali, o del mestiere, che fanno il maestro; Doti esterne che non fanno niente di nuovo, e non sono indispensabili, ma danno pieno risalto alle doti precedenti e permettono al catechista di brillare davanti ai ragazzi nella luce completa di cristiano, uomo e maestro. (Catechetica in briciole II 2) Il testo è disponibile in formato pdf. Presto sarà disponibile anche la lettura del testo in mp3 

Poche righe che in questo tempo di inizio delle attività pastorali, che ci aiutano a riflettere e ad interrogarci. Cosa ne pensi ? Scrivici il tuo commento. 

 

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Errore di prospettiva nel valutare...
 
02-09-2008

Errore di prospettiva nel valutare perché dopo la comunione o la cresima in tanti luoghi gli adolescenti non continuano il cammino (di A.L.) - Scritto da Redazione de Gliscritti: 02 Settembre 08 - 00:18  

campo estivoA me appare assolutamente evidente. Al punto che mi è difficile capire perché sia così problematico convincere altri di questo. Gli adolescenti ed i giovani desiderano continuare il loro cammino se c’è qualcuno che continua a camminare con loro. Il bandolo della matassa non sta nel trovare – come spesso di dice – un “nuovo paradigma” dell’iniziazione cristiana! Non sta nel “prima”. Sta nel “poi”. E' certamente importante migliorare costantemente il cammino dei primi anni della catechesi, nei suoi contenuti, nel suo metodo. Ma, ad un certo punto, questo non basta più! Gli adolescenti, i giovani, chiedono altro. Non è solo una affermazione teorica; è la realtà che convince di questo. Ricordo un esperienza da vice-parroco dove la catechesi delle comunioni e dei ragazzi, affidata ad altri, aveva le sue difficoltà. Al giovane sacerdote era chiesto semplicemente non di guidarla, ma di inserirsi in essa per conoscere i ragazzi nel cammino delle cresime e per divenirne responsabile solo dopo. E restavano a centinaia. Solo perché un vice-parroco camminava con loro. Ricordo il video di un vice-parroco che presentava on-line il post-cresima della sua parrocchia: immagini di alcuni campi estivi, con la preghiera intorno al falò la notte, con le passeggiate in montagna, con i ragazzi che cantavano insieme ai loro animatori e catechisti, con le riunioni formative, l’educazione al servizio, la passione condivisa nel voler capire i problemi della vita e della cultura. Chi ha vissuto queste cose, si ritrova immediatamente in immagini simili. Si tratta di amare il Signore e la vita di quei ragazzi così come essi sono e decidere di dar loro la vita. Bisogna scegliere di stare con i giovani. Perché altrimenti parrocchie che hanno gli stessi itinerari di preparazione alla comunione o alla cresima sarebbero così diverse, come di fatto sono, negli esiti della continuità del cammino? Ve ne sono alcune con centinaia di adolescenti e di giovani ed altre nelle quali non si vede l’ombra di un ragazzo. Si incontrano celebrazioni domenicali nelle quali la presenza e la testimonianza di giovani è evidentissima ed altre nelle quali essi sono marginali. Eppure l’iniziazione cristiana è spesso molto simile in esse. Certo è che la presenza di una comunità giovanile cambia il volto all’iniziazione cristiana, perché i bambini ed i ragazzi vedono chiaramente davanti a sé come continuerà il loro cammino. Perché cominciano a desiderare di partecipare della vita dei giovani più grandi che sono loro animatori nei campi estivi, nei GREST o che diventano i loro stessi catechisti. La vera difficoltà è 'solamente' quella di far nascer la prima generazione di adolescenti e giovani che diventino educatori e testimoni dei piccoli. Da quel momento in poi le generazioni si aiutano una con l’altra. Ma, perché questo nasca, bisogna dare la vita.

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Utilizzo www.catechista.it per:
 
Mi piacerebbe che sul sito:
 
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